VIVA
I «TEPPISTI» DELLA LOTTA DI CLASSE DI ROSARNO!
Sottoposti a condizioni di lavoro e di vita subumane,
impegnati in agricoltura per 15-16 ore di lavoro con un salario di 20 euro il
giorno decurtato di 5 euro a titolo di
«tassa di soggiorno» dagli appaltatori di braccia nostrani,
ammassati come bestie in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra
struttura abbandonata,
i proletari neri immigrati di Rosarno si sono infine ribellati all’ennesima
aggressione: il
ferimento di due extracomunitari da parte di persone non identificate con
un'arma ad aria compressa e pallini da caccia, come si addice, per l’appunto a
degli animali.
Richiamati
in tutti quei luoghi ed i settori economici in cui è richiesta manodopera a
buon mercato, i lavoratori -ed a maggior ragione quelli “migranti” ed
“irregolari”- devono essere poi rapidamente espulsi
dai territori che li hanno gentilmente ospitati quando la domanda di carne
umana viene meno. E’ precisamente quello che è accaduto in Calabria:
“Rosarno non ha più bisogno di extracomunitari. Dal 2007 l’Europa assegna
contributi all’agricoltura non sulla base del raccolto ma dell'estensione del
terreno, si paga a ettari e non a chili, quindi non conviene più raccogliere
le arance” (intervista ad
Antonio Nicaso,
14.1.2010). I colpi d’arma da fuoco che hanno scatenato la collera
dei lavoratori neri sono arrivati dunque al momento giusto ed hanno dato fuoco
alla miccia. Se “nel dicembre del 2008 […] gli extracomunitari
avevano reagito all'aggressione a colpi di pistola da parte di un gruppo di
ragazzi inscenando una manifestazione pacifica fino al Comune” (La
Stampa,
8.1.2010),
stavolta la misura era colma e le cose sono andate ben diversamente. I
lavoratori hanno seguito finalmente il loro istinto di classe infrangendo le
norme dei Codici civili e penali borghesi per dar vita ad una rivolta di
strada rabbiosa e feroce. Non si sono preoccupati né della “pubblica opinione”
né delle regole della “convivenza civile”, e proprio perciò si sono infine
dimostrati degli uomini e non delle semplici braccia a disposizione del
Capitale. “Armati
di spranghe e bastoni, gli extracomunitari
[…] hanno attraversato la cittadina distruggendo centinaia di auto, in
qualche caso anche con persone a bordo […], abitazioni, vasi e
cassonetti dell'immondizia” (Corriere
della sera, 7.1.2010). “Distruggono
tutto quello che trovano davanti, dai vasi di fiori alle vetrine dei negozi”
(La Stampa,
8.1.2010).
Quello che giustamente preoccupa la borghesia ed i suoi pennivendoli e che a
noi, al contrario, fa solo piacere, è non soltanto il soprassalto di
umanità della carne nera schiavizzata, “la
volontà di reagire
che probabilmente covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella
struttura di Rosarno in condizioni ai limiti del sopportabile”,
ma anche e soprattutto il fatto che la guerriglia urbana sia divampata “nonostante
l'intervento di polizia e carabinieri schierati in assetto antisommossa”
(Corriere
della Sera, 7.1.2010). Subumana la reazione anti-immigrati dei cittadini di Rosarno, che non meritano
neppure l’appellativo di “razzisti”, ma semplicemente quello di schiavi del
capitale reclutati in una lurida guerra tra poveri a maggior beneficio
degli sfruttatori e dei profittatori ()
di qualunque razza e nazione. Il “razzismo” è un falso problema, è solo
una comoda cortina fumogena messa in campo dal democratismo imperante per
nascondere che il vero scontro, quello di cui i fatti di Rosarno sono solo
l’inizio, è di classe e non certo di razza. A questo modo si devia
l’attenzione dei proletari più sensibili su un problema inesistente,
quello, appunto, del “razzismo” e della presunta necessità di lottare contro
questo spaventapasseri assieme ai borghesi “illuminati” e timorati di quel Dio
recentemente invocato dall’ex-nazista Ratzinger ()
a tutela della calpestata “dignità umana” degli extracomunitari ().
Il razzismo, quello vero, poteva esistere solo prima del capitalismo. Quello
che oggi viene etichettato come “razzismo” è solo un’ideologia confusa,
contraddittoria e priva di qualsiasi coerenza e dignità. Se il “razzismo”
sotto il cielo del Capitale esistesse per davvero non avremmo avuto il bene di
assistere allo spettacolo divertente di un Himmler antisemita prostrato ai
banchieri ebrei Rotschild in piena seconda guerra mondiale, oppure a quello
più recente di un Berlusconi, capo di un governo di cui fanno parte anche i
bisonti bavosi della Lega Nord, sempre pronti a ringhiare alla luna contro i
musulmani e contro i “marocchini” in genere, che si è improvvisato ilare amico
e compagno di merende del “marocchino” Gheddafi. E non dubitiamo che i
suddetti bisonti bavosi sarebbero pronti non solo a correre con la lingua
penzoloni dietro il deretano “marocchino” di un qualsiasi emiro del Golfo
Persico che facesse annusare loro odor di petrolio, ma anche a prestargli i
loro servigi come mogli nel suo harem. Razzisti dei miei stivali.
Nel
1896 a Zurigo toccò agli immigrati italiani di essere
portati in salvo, proprio come i neri di Rosarno, dalle autorità elvetiche,
che organizzarono dei treni speciali per
sottrarli al pogrom scatenato dai bravi cittadini di quella città.
“E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri
nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei
francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di
rubare loro il lavoro”
().
Ma la collera nera di Rosarno ha avuto il merito di rammentare a tutti gli
oppressi che la loro strada è fuori e contro lo Stato, fuori e contro la
democrazia. Anche
e soprattutto per questo secondo motivo Rosarno è il mondo.
Partito Comunista
Internazionale
Sede (aperta il sabato
dalle ore 16.00 alle 19.00): via Porta di Sotto n°43, Schio (VI)
16/01/2010 – Fotocopiato in proprio