LOTTARE PER FORTI AUMENTI SALARIALI
Lavoratori!
Siamo alle solite. Sette mesi di sterile trattativa,
debitamente intervallata dalle ferie estive, per il rinnovo del contratto
nazionale dei metalmeccanici, e ci troviamo ancora al ribattuto copione
dell’”autunno caldo” che si apre con uno sciopero nazionale di 8 ore -
preannunciato naturalmente da più di tre settimane - della categoria lavorativa
più numerosa in Italia. Alle blande e rinunciatarie iniziative sin qui promosse
dal sindacato (poche orette di sciopero, dilazionate in un ampio arco di
tempo…per stancare meglio gli operai!), Federmeccanica ha risposto irrigidendosi
e inasprendo via via la propria posizione sugli aumenti salariali e le proprie
richieste in materia di flessibilità degli orari di lavoro e degli straordinari.
Oggi è proprio perché stiamo vivendo la più acuta
crisi economica degli ultimi anni che i padroni vogliono, molto più che nei
passati rinnovi contrattuali, il governo totale della forza lavoro. Per
mantenere questa prerogativa, si adoperano fermamente nel disarticolare e
travolgere ogni sia pur minima resistenza organizzata che tenti di opporsi alla
loro volontà. In alternativa è sempre pronto il ricatto delle
ristrutturazioni e, peggio, delle delocalizzazioni che abbattono in
un sol colpo il costo del lavoro troppo alto e le ingerenze qualche volta
ingombranti dei seppur svenduti e imbelli sindacati ufficiali. Così facendo, gli
industriali di necessità fanno virtù: la virtù propria di ridurre i costi e di
far nuovamente lievitare i profitti, non più in patria ma in Romania o, meglio,
in Cina. Nel frattempo in Italia si parla di 500 mila posti di lavoro a
rischio, e mentre si ingrossano a vista d’occhio le liste dei lavoratori in
cassa integrazione e in mobilità, non meno di quelle dei disoccupati stabili, ci
pensa l’Istat a confortare mensilmente il Governo annunciando la costante
crescita dell’occupazione e il contenimento del dato sull’inflazione. Due
menzogne che purtroppo la classe operaia, nella realtà, percepisce in modo
diametralmente opposto.
E’ chiaro che questi fatti non possono che pesare
sull’attuale vertenza tra Federmeccanica e confederali di Fiom-Fim-Uilm. Il
padronato infatti si è permesso di arrivare ad offrire ai metalmeccanici
solamente 60 euro di aumento. Mentre la piattaforma unitaria dei
sindacati prevede 105 euro lordi di aumento per il 5°livello retributivo,
più 25 euro come elemento di “solidarietà” per i lavoratori delle aziende in cui
non esiste la contrattazione di 2°livello da almeno 8 anni (una sorta di aumento
aggiuntivo che pare difficilmente ottenibile dai dipendenti di aziende
scarsamente sindacalizzate). Ma sveliamo l’imbroglio consueto che i sindacati ci
propongono ad ogni rinnovo contrattuale: la maggior parte dei lavoratori
metalmeccanici non è inquadrata al 5° livello, ma al 4° e al 3°, e sempre più al
2° (la maggioranza dei giovani assunti con contratto a termine, per esempio);
ciò significa che, tolte le tasse, dei 105 euro lordi ne restano rispettivamente
70, 67 e 56. Un’elemosina, da suddividere nell’arco dei due anni di
validità del contratto!
Queste ridicole proposte, che non coprono minimamente il
reale incremento del costo della vita, sono la ovvia conseguenza del piano
inclinato su cui si è posta la triplice confederale a partire dall’abolizione
della scala mobile, in seguito a due decenni di disastrosa collaborazione
sancita con i famigerati accordi del ’92 e del ’93 sulla politica dei redditi, e
che dal 2001 con l’avvento dell’odierna grave crisi capitalistica internazionale
né Governo né tanto meno Confindustria riconoscono più come base per contrattare
i rinnovi delle varie categorie. Oggi i sindacati, denunciando su questo tema la
chiusura del governo Berlusconi e incassando le sempre più aspre pretese del
padronato sul salario sulla flessibilità e sul mercato del lavoro, non possono
fare altro che proporre una nuova concertazione, un nuovo “patto sociale” che
permetta di affrontare gli effetti della crisi, e in primis il paventato
“declino industriale italiano”, nella speranza che nel frattempo si instauri un
“governo amico” che li aiuti maggiormente a controllare e a continuare a fregare
la classe operaia.
Operai, compagni!
Chi può negare che nel corso degli ultimi anni il salario
reale ha subito un abbattimento pressochè inarrestabile? Chi osa ancora
affermare che il cosiddetto “benessere” continua ad aumentare e ad estendersi?
Oggi tutti noi, oltre a faticare sempre più per arrivare alla fine del mese,
soffriamo anche di una sempre maggiore insicurezza ed incertezza legata alla
sorte del nostro posto di lavoro. A ciò va aggiunto il progressivo
smantellamento dello stato sociale: la sanità e le pensioni sono ormai
“garanzie” per modo di dire e, come se non bastasse, ora si stanno mettendo
d’accordo per cercare di sottrarci il TFR. La crisi che avanza obbliga sempre
più il padronato ad imporre al governo di turno e ai sindacati misure per
contrastare la perdita di competitività delle imprese nazionali sul mercato
mondiale. Misure capestro che vengono chiamate “riforme”, ma che
nascondono le solite mazzate sulla classe lavoratrice: contenimento
salariale, incremento della flessibilità e dei ritmi produttivi, estensione del
precariato nei rapporti di lavoro, tagli alla sanità alle pensioni e agli
ammortizzatori sociali, riduzione dei “diritti sindacali”, ecc. Signori e
signori, questo è il capitalismo: il “paradiso in terra” difeso a spada
tratta da tutte le democrazie e da tutti i democratici che vivono sulle spalle
dei proletari!
E i sindacati che rappresentano i lavoratori e che
dovrebbero difenderne gli interessi e le condizioni di vita e di lavoro, che
fanno?…Collaborano, ovviamente! Completano, insomma, l’opera di
disarmo dei lavoratori ben avviata da padroni e politicanti, non promuovendo
affatto iniziative di lotta dai metodi efficaci e decisi. Anzi, discutono con
Governo e Confindustria la linea rivendicativa da perseguire, alla base della
quale le esigenze della classe lavoratrice non solo non trovano posto, ma
vengono esplicitamente sacrificate alla necessità di concedere ulteriore
ossigeno alla produzione e alle imprese in difficoltà, dinnanzi al sacro ed
inviolabile altare dell’economia nazionale, del tornaconto dei padroni
del vapore, del Bene supremo del Paese. Lavoratori, testa bassa e collaborate
facendo sacrifici per il profitto!
Compagni, operai!
Con questo sciopero di 8 ore, i dirigenti sindacali ci
chiedono di avallare per mezzo della nostra lotta l’ennesimo tradimento,
presentandosi di fatto all’opinione pubblica come i difensori dei “diritti” dei
lavoratori, come i paladini delle “parti sociali” più deboli. Ma noi non
possiamo assolutamente pretendere di credere che gli attuali sindacati, in
assenza di una forte pressione della base, si oppongano alle misure che i
padroni e i loro governi destri o sinistri che siano attuano contro i
lavoratori. E’ infatti nelle loro intenzioni far sì che i provvedimenti
antioperai passino nella massima tranquillità e nel pacifico e regolare
“confronto fra le parti”.
Se la funzione disfattista delle confederazioni
sindacali al tavolo della trattativa con il padronato appare ormai chiara,
altrettanto chiaro deve apparire il compito di ognuno di noi che scende in
lotta per il salario e per la difesa delle proprie condizioni di vita e di
lavoro, che vuole porsi sul terreno di classe rifiutando di
collaborare coi padroni e di utilizzare gli spuntati ed illusori metodi
democratici di “lotta” (elezioni, referendum, ecc.). Questo compito è quello
di unirsi ed organizzarsi!
E ciò lo possiamo imparare proprio dai padroni
e dai loro tirapiedi, i quali grazie alla loro unità e organizzazione continuano
ad andare a colpire i nostri interessi di salariati e a far peggiorare le nostre
condizioni materiali. Cerchiamo anche noi, dunque, di lavorare per organizzarci
ed affasciare il maggior numero possibile di operai su obiettivi comuni e
condivisibili da tutti, quali:
·
la richiesta di forti aumenti salariali: minimo 250 euro netti per
tutti senza distinzioni di livello retributivo, per recuperare la perdita di
potere d’acquisto degli ultimi anni;
·
il rifiuto dei licenziamenti o in alternativa il salario integrale
ai disoccupati;
·
la riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore settimanali a parità
di salario.
Solo un anno fa gli autoferrotranvieri
e i metalmeccanici della FIAT di Melfi
hanno saputo dimostrare, in barba all’inerzia e al disfattismo dei confederali,
quali sono i metodi che provocano un danno alle aziende
per costringerle a trattare e che comunque hanno potuto condurre ad una lotta
vincente per il salario. Metodi che contemplano la sola arma dello
sciopero improvviso e ad oltranza,
scavalcando gli stessi dirigenti sindacali, bloccando totalmente la produzione e
la circolazione delle merci, non garantendo i servizi pubblici minimi e
mantenendo l’agitazione in atto durante tutta la trattativa fino all’accordo.
E’ ora di
scendere in lotta uniti, occupati e disoccupati, precari e immigrati,
indipendentemente dai settori di attività. E’ ora di estendere le lotte fuori
dai limiti delle fabbriche, organizzando e centralizzando la nostra azione, per
superare l’ignobile individualismo, la divisione per categorie, la
parcellizzazione delle proteste che ci hanno fatto dimenticare che noi uniti
siamo più forti.
Partito Comunista Internazionale
Sede: via Porta di Sotto n.43, Schio (VI) –
aperta il sabato dalle ore 16.00 alle 19.00
24/09/2005 –
Fotocopiato in proprio