LOTTARE PER UNA
“FINANZIARIA DI SVILUPPO” SIGNIFICA
LOTTARE CONTRO I
NOSTRI INTERESSI
Operai, compagni!
Il salario vale sempre meno e aumentano le difficoltà
per arrivare a fine mese. Diminuiscono le tasse a carico delle imprese e
questo per noi significa meno sanità, meno pensioni, meno scuola e
meno sostegni ai licenziati. I tre sindacati che oggi chiamano tutti i
lavoratori al consueto sciopero farsa contro la Finanziaria già
approvata, sostengono che la colpa di questa situazione è del governo Berlusconi.
Così dicendo, individuano nell’opposizione di “sinistra” l’alternativa politica
di loro fiducia schierandosi come in passato al suo fianco per ovvio calcolo
elettorale e, allo stesso tempo, negano che vi sia invece nella realtà dei fatti
una sostanziale continuità tra l’attuale governo e quelli che l’hanno
preceduto. La continuità sta nel portare avanti come sempre, da parte della
destra come della sinistra, un attacco inesorabile alle condizioni di vita e
di lavoro di tutti gli operai che risponde alle esigenze di un capitalismo
nazionale sempre più in crisi, con le sue aziende in difficoltà e con una classe
padronale che reclama “riforme” e “accordi” per risollevare la competitività
delle proprie imprese.
La verità è quella che il capitalismo ci riserva
ad ogni sua crisi ciclica: “quando l’eccessivo desiderio di investire
plusvalore (=profitto) in nuove imprese ha spinto al massimo il numero
degli operai, i prodotti diventano sovrabbondanti. Appena la loro distribuzione
trova difficoltà non essendo più richiesti dal consumo, si verificano le
cosiddette crisi di sovrapproduzione. Grandi masse di merci restano invendute, i
capitalisti fermano o riducono l’attività delle loro fabbriche e un gran numero
di operai viene licenziato”.
I confederali vogliono farci credere che
aiutando il capitalismo a risolvere le sue crisi di sovrapproduzione di merci ne
trarremo beneficio, illudendoci e portandoci in
questo modo sulla strada della demoralizzazione e della sconfitta, e quel che è
peggio a non credere più nella lotta per la difesa esclusiva dei nostri
interessi di classe. I risultati di venti anni di concertazione sono infatti
davanti agli occhi di tutti: per troppo tempo sindacati interessati a
cogestire l’economia nazionale e partiti privi di ogni visione di classe hanno
convinto noi lavoratori a subire, nel cosiddetto interesse generale, il
progressivo peggioramento delle nostre condizioni materiali.
Operai, compagni!
Solo i democratici ottusi e moralisti si scandalizzano
quando noi comunisti grattando la pelle del padrone ritroviamo il
sindacalista o il politicante affittato agli interessi aziendali. Non
è di certo colpa nostra se sui gradini della direzione aziendale troviamo prima
dei vari direttori i capi confederali e i peggiori attivisti politici che ci
raccontano di essere dalla nostra parte. Non è per nostro pregiudizio se ad
indicare obiettivi e metodi falsi di lotta ritroviamo non solo il classico
borghese democratico ma anche il falso amico degli operai. In queste
condizioni non si vede come non sia possibile rivolgere i nostri attacchi alla
borghesia senza contemporaneamente colpire i suoi sostenitori che si
mascherano da difensori della classe operaia. Tutti i lavoratori riescono ad
individuare il capitalista o chi ne tira i fili in fabbrica, le sue funzioni di
nemico, i suoi metodi ed i suoi strumenti violenti, la sua rete di spie e di
servitori; ma pochissimi lavoratori riescono a riconoscere la politica di
disarmo e di disorientamento praticata dai bonzi sindacali e da tutti quegli
opportunisti che difendono questa società del profitto e del mercato
riempiendosi la bocca di democrazia e di diritti.
E’ facile per i sindacalisti e per i politicanti
di “sinistra” dire: noi difendiamo gli interessi dei lavoratori. Anche i preti
oramai dicono da tempo di difendere i lavoratori, soprattutto da quando la crisi
e le conseguenti delocalizzazioni lasciano senza lavoro e garanzie sociali
migliaia di operai, oltre a seminare miseria e incertezza crescenti.
Ma chi è rimasto ad indicare ai lavoratori i
reali obiettivi per cui lottare e i metodi incisivi ed efficaci per difendere
veramente le proprie condizioni di vita e di lavoro? Il capitalismo vuole la
divisione degli operai per mettere gli uni contro gli altri.
Ma nulla viene fatto ovviamente da questi “falsi difensori” per l’unità della
classe operaia, se non accordi e concertazioni sulla pelle di chi lavora e vive
di solo salario.
Compagni, operai!
Diamoci invece tutti assieme obiettivi comuni
e chiari, battiamoci per forti aumenti salariali (di almeno 250
euro netti, maggiori per le categorie peggio pagate!) e non per le solite
elemosine, per la riduzione della giornata lavorativa a parità di salario,
per il salario integrale ai disoccupati; chiamiamo alla lotta tutte le
categorie di tutte le aziende (senza distinzioni tra occupati e disoccupati,
precari e immigrati), con scioperi improvvisi e decisi ad oltranza, ed
otterremo unità e forza, solidarietà e coscienza.
Rendiamoci finalmente conto che i dirigenti sindacali
comportandosi in maniera opposta, frantumando le lotte, indicando obiettivi in
difesa delle aziende, dell’economia nazionale e dello Stato, rifuggendo dall’uso
di classe dell’arma dello sciopero, favorendo la divisione degli operai con la
crescente differenziazione dei salari e dei contratti, si alleano
coscientemente o non con i padroni, con i borghesi, col loro stato di
oppressione e sfruttamento. Questa è la tragica e concreta realtà, la cui
responsabilità cade sulle spalle di coloro i quali la negano o la nascondono.
Partito Comunista Internazionale
Sede: via Porta di Sotto n°43, Schio (VI) -
aperta il sabato dalle ore 16.00 alle 19.00
24/11/2005 – Fotocopiato in proprio