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P R I M O M A
G G I O 2 0 0 8
T e m p i d i f f i c i l i
La
crisi economica mondiale che si sta manifestando attraverso la
tempesta finanziaria del dollaro, i tracolli bancari causati dalle
insolvenze dei mutui subprime e l’aumento vertiginoso del prezzo di
tutte le materie prime, petrolio e prodotti agricoli in testa, è
solo l’ultimo atto delle gravi difficoltà che il capitale incontra
sempre più nella accanita spartizione delle quote di profitto
prodotte su scala internazionale. Il “mondo libero” occidentale, da
parte sua, ha reagito alla ennesima crisi capitalistica scaricandola
come al solito sulle spalle dei lavoratori. Gli effetti di questa
grave situazione infatti, non sono solo il crescente contrasto fra
le varie potenze imperialistiche e il proliferare di guerre che
interessano ormai ogni angolo del mondo, ma il persistente e
profondo attacco alle condizioni di vita e di lavoro di tutti i
salariati, la cui costante precarizzazione procede oggi in modo
irreversibile.
I tagli ai posti di lavoro e le
delocalizzazioni, la frantumazione contrattuale, i salari da fame e
gli aumentati ritmi e orari di lavoro che caratterizzano oramai
tutte le attività produttive e commerciali, continuano a preservare
il sistema bancario ed aziendale, mentre al contempo precipitano in
una massiccia concorrenza economica e lavorativa la classe operaia
mondiale, che oggigiorno subisce passivamente questa situazione
proprio perché ha purtroppo perso la coscienza politica della sua
forza .
Nello specifico, la frantumazione
contrattuale della forza lavoro porta alla attuale esasperazione
della frammentazione e della divisione all’interno della classe
lavoratrice (per categoria, per salario, per territorio, per razza,
ecc.), rappresentando sempre più uno dei fattori necessari per la
sopravvivenza e la conservazione del sistema capitalistico. Ad
esempio, il fatto che nei paesi a capitalismo avanzato i salari di
una parte dei lavoratori permettano loro l’acquisto di beni che
vanno oltre la soddisfazione dei bisogni legati alla normale
sussistenza, è il classico fumo illusorio che ha finora velato gli
occhi e offuscato la mente della maggioranza del proletariato. Il
conto dei salari deve essere invece fatto sull’intera classe
operaia, per avere così una visione chiara del rapporto reale dello
sfruttamento capitalistico. Non è quindi indicativo il salario del
singolo lavoratore o di una parte garantita di essi, ma il
salario medio erogato a tutti i lavoratori, compresi precari e
sottopagati.
Oltretutto, il lavoratore moderno è
da decenni ingozzato di prosperità statistica e di libertà
commerciale, è abbagliato da merci varie e ruffiane, è viziato dalle
mode e dai mille gusti. Ma è anche prigioniero del consumo a
credito, e con questo sistema egli, illuso magari di essere
partecipe del capitale d’azienda, non è più padrone, ma debitore del
valore della sua casa e dell’arredamento di essa, della sua auto,
dei suoi elettrodomestici. Praticamente è come lo schiavo,
che era debitore del valore netto della sua persona, dopo nutrito.
Il sistema del credito, però, lega
il lavoratore “ricattato” al suo luogo di lavoro, e di
debito. Ed egli medesimo è vittima dell’odierna “miseria
crescente”, che significa perdita di ogni riserva economica.
Ovvero, i pochissimi proletari sdebitati sono a riserva zero, mentre
quelli indebitati (ossia la maggioranza!) hanno una riserva
negativa: devono pagare una forte somma a rate mensili per
potersene andare nudi dove vogliano.
Quale il fosco futuro allora
per i proletari, lavoratori-consumatori vittime del mercato, di
fronte alla crisi economica che porta alle stelle il costo della
vita, taglia drasticamente il loro potere d’acquisto e acuisce
l’offensiva padronale contro le loro condizioni lavorative?
Proletari!
L’attacco al vostro salario, al
lavoro e alla sua sicurezza, alla vostra salute e alle vostre
pensioni, prosegue indisturbato, e nulla cambia neppure in Italia,
nonostante l’avvicendarsi dei governi sostenuti tutti
indistintamente da una organizzazione ideologica e politica fatta di
menzogne, di rincretinimenti mediatici, di
onnipresenti manovre clericali e di interessi gestiti nella
segretezza da manager e politicanti per l’ovvio mantenimento
dello stato di cose presente. Il potere di classe del capitale e del
profitto resta sempre, e la borghesia dirige e controlla partiti,
sindacati e istituzioni in funzione proprio di questo potere.
Ciò dovrebbe bastare per mettere
fine alle vostre illusioni e “speranze”, che vi fanno ancora
sostenere il democratico carrozzone elettorale ed istituzionale, che
vi fanno convinti del presunto “diritto di scegliere” da
quale bandito farvi governare, come se i supposti “interessi del
Paese e della collettività” non fossero da sempre coincidenti con
gli interessi del capitale e con i profitti dell’economia nazionale.
Voi operai, voi lavoratori tutti non avete “governi amici”, non
avete sindacati di classe autonomi che vi rappresentano, ma avete
oggi e domani la necessità di organizzarvi e di lottare per
difendere realmente le vostre condizioni di vita e di lavoro. Di
sicuro l’obbiettivo condiviso di tutti i governi e relative cricche
politiche e sindacali è stato sempre quello di colpire e deviare il
movimento dei lavoratori, che nel corso di questi ultimi secoli è
stata l’unica forza che, chiedendo una rivoluzione dei rapporti di
proprietà ha rivendicato in modo scientifico un modo di produzione
alternativo a quello attuale. Oggi i rapporti di forza tra
proletariato e capitale sono estremamente sfavorevoli, e quello che
emerge è un comando spietato del capitale che tenta in tutti i modi
di annullare qualsiasi opposizione. Molte lotte nel mondo però
lasciano emergere con chiarezza le falle della distruttività
sociale, energetica e climatica di questo sistema di produzione,
falle e contraddizioni che determineranno nel tempo una svolta
epocale.
La resistenza contro il
peggioramento della vostra situazione economica e lavorativa non può
che passare attraverso la spaccatura e le contraddizioni che vi sono
fra gli interessi del lavoro e quelli del capitale: salario
contro profitto, lavoratori contro padroni, questo è
l’antagonismo reale! A tal proposito, la rivendicazione di
forti aumenti salariali e di riduzione della giornata
lavorativa per mezzo dell’arma dello sciopero improvviso e ad
oltranza, senza divisioni di sorta, è l’unico collante per
affasciare ed organizzare tutti i proletari in una comune lotta
generalizzata e sempre più necessaria. Questa è e rimane l’unica
via, l’unica vostra azione diretta per cercare di contrastare
la volontà del padronato, dei suoi referenti di governo, delle sue
marionette politiche e sindacali, la cui decantata concertazione non
può che approdare alla famigerata riforma del sistema contrattuale,
riducendo i contratti nazionali al puro recupero dell’inflazione
statistica e non reale, duplicandone la durata (da due a quattro
anni), rafforzando il secondo livello di contrattazione e collegando
sempre più gli aumenti salariali alla crescita della produttività.
Mentre passa l’idea che se i salari sono troppo bassi bisogna
defiscalizzare gli straordinari per far lavorare così più ore voi
lavoratori, già si scopre un pianificato ed ulteriore aumento
dello sfruttamento capitalistico del lavoro salariato. Il che
significa: progressivo ritorno al salario a cottimo, incremento dei
ritmi e degli orari lavorativi, conseguente crescita degli
infortuni… Se per i padroni questo non è il Paese dei Balocchi,
poco ci manca!
Proletari, compagni!
I sindacati che ci invitano a
“festeggiare” il Primo Maggio con il concertone di Roma o con le
passeggiate rituali per le città, non ci vuole di certo in piazza
o fuori dai cancelli delle aziende a lottare per i nostri interessi
di classe e in difesa delle nostre stesse condizioni di vita e di
lavoro. Ci hanno già chiesto di accettare senza colpo ferire i
“tempi difficili” ed i sacrifici per la salvaguardia dell’economia
nazionale. Come se per i lavoratori ci siano mai stati “tempi
buoni”; ci hanno chiesto di condividere le imprese di guerra
dell’italico capitalismo straccione, sempre alla ricerca di “un
posto al sole” fra le potenze imperialiste mondiali, con il
finanziamento delle missioni militari in Libano e Afghanistan e con
la concessione all’ampliamento delle basi militari. Chi fa questo,
chi vuole continuare a “festeggiare” il Primo Maggio tra sventolii
di bandiere tricolori, concerti e messe di benedizione, lo fa a
suggello di una vittoria consolidata su noi lavoratori, a difesa del
sistema capitalistico, del suo sfruttamento e dei suoi omicidi nei
luoghi di lavoro, dei suoi Stati armati e delle sue costituzioni,
delle sue violenze e delle sue guerre.
Che
il Primo Maggio torni ad essere una giornata di lotta e non una
festività “pagata” dai padroni!
Partito
Comunista Internazionale
Sede: via Porta di Sotto n.43,
Schio (VI) – aperta il sabato dalle ore 16 alle 19
E-mail: sinistracomunistaint@libero.it
Sito internet:
http://www.sinistracomunistainternazionale.it
24/04/2008 – Fotocopiato in
proprio
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