LOTTANDO PER I PROPRI INTERESSI SI DIFENDONO
ANCHE I LAVORATORI COLPITI
Fin dall’inizio di questa
bruttissima vicenda che vede coinvolto il vostro compagno di lavoro Daniele, noi
comunisti ci siamo schierati al suo fianco assieme al suo piccolo sindacato e a
tutti quegli operai che in cuor loro non hanno mai creduto alle menzogne
fatte girare sul suo conto nelle ultime settimane dai delatori al servizio della
Marzotto. Per noi, infatti, questo licenziamento non è che l’ennesimo esempio di
rappresaglia antioperaia messa in atto dai padroni per far fuori i
lavoratori più combattivi, quei pochi lavoratori che come dicono lorsignori “si
ostinano a non voler collaborare per il bene (= profitto!) dell’azienda”.
E Daniele, nello svolgere la sua attività di delegato sindacale della Cub prima
di essere licenziato, non combatteva unicamente contro i dirigenti della
Marzotto e contro le loro imposizioni, ma si opponeva pure alla logica
collaborazionista di svendita degli interessi operai portata avanti dai tre
sindacati confederali, questi falsi difensori dei lavoratori che oggi
sottoscrivono gran parte delle accuse imputate a Daniele per supportare la
presunta “negligenza” che avrebbe dimostrato sul posto di lavoro. Del resto, che
atteggiamento hanno finora tenuto i capi sindacali della Cgil-Cisl-Uil di fronte
alle continue ristrutturazioni e delocalizzazioni praticate dal
gruppo Marzotto? E in relazione al caso Lanerossi, come si sono comportati di
fronte allo spostamento delle produzioni tessili in Lituania e Rep. Ceca, e che
serie iniziative di lotta hanno intrapreso per difendere i lavoratori dello
stabilimento di Schio minacciati di licenziamento (ricordiamo i più di 400
operai lasciati a casa nel 2000 e gli attuali 125 “esuberi”
abbandonati nei gazebo di fronte ai cancelli della fabbrica ormai chiusa)? I
fatti parlano da sé, e finchè la cosiddetta risposta o reazione operaia è
nelle mani traditrici dei dirigenti confederali si dovranno subire i
licenziamenti, le rappresaglie e tutte le angherie padronali come calamità
naturali a cui ci si deve rassegnare e a cui non è “concesso” contrapporsi.
Lavoratori!
Solo i democratici
ottusi e moralisti si scandalizzano quando noi comunisti grattando la pelle del
padrone ritroviamo il sindacalista o il politicante affittato agli
interessi aziendali. Non è di certo colpa nostra se sui gradini della
direzione aziendale troviamo prima dei vari direttori i capi confederali e i
peggiori attivisti politici servi del padrone (esempio: anche alla Marzotto ex
avanguardie operaie, cedendo alla diffusa corruzione aziendale e sindacale, si
sono vendute e hanno fatto strada in azienda, nel sindacato confederale e pure
in politica). Non è per nostro pregiudizio se ad indicare obiettivi e metodi
falsi di lotta ritroviamo non solo il classico borghese democratico ma anche
il falso amico degli operai. In queste condizioni non si vede come non sia
possibile rivolgere i nostri attacchi alla borghesia senza contemporaneamente
colpire i suoi sostenitori che si mascherano da difensori della classe operaia.
Tutti i lavoratori riescono ad individuare il capitalista o chi ne tira i fili
in fabbrica, le sue funzioni di nemico, i suoi metodi dittatoriali, i suoi
strumenti violenti, la sua rete di spie e di lacchè; ma pochissimi lavoratori
riescono a riconoscere la politica di disarmo e di disorientamento praticata
dai bonzi sindacali e da tutti quegli opportunisti che alla fine difendono
questa società del profitto e del mercato riempiendosi la bocca di democrazia e
di diritti.
E’ facile per i
sindacalisti o per i politicanti di “sinistra” dire: noi difendiamo gli
interessi dei lavoratori. Anche i preti oramai dicono da tempo di difendere i
lavoratori, soprattutto da quando la crisi e le delocalizzazioni lasciano senza
lavoro e garanzie sociali migliaia di operai, oltre a seminare miseria e
incertezza crescenti. Ma chi è rimasto ad indicare ai lavoratori i reali
obiettivi per cui lottare e i metodi incisivi ed efficaci per difendere
veramente le proprie condizioni di vita e di lavoro?
Il capitalismo vuole la
divisione dei lavoratori per mettere gli uni contro gli altri.
Ma nulla viene fatto ovviamente da questi “falsi difensori” per l’unità della
classe operaia, se non accordi e concertazioni sulla pelle di chi lavora e vive
di solo salario.
Diamo invece a tutti i
lavoratori obiettivi comuni e chiari, invitiamo gli operai a battersi
per forti aumenti salariali (maggiori per le categorie peggio pagate) e non
per le solite elemosine, per la riduzione della giornata lavorativa,
per migliori condizioni di lavoro; cerchiamo di chiamare alla lotta tutte
le categorie di tutte le aziende (senza distinzioni tra occupati e
disoccupati, precari e immigrati), con scioperi improvvisi e decisi ad
oltranza, ed otterremo unità e forza, solidarietà e coscienza.
Ma i dirigenti
sindacali comportandosi in maniera opposta, frantumando le lotte, indicando
obiettivi in difesa delle aziende, dell’economia nazionale e dello Stato,
rifuggendo dall’uso di classe dell’arma dello sciopero, favorendo la divisione
degli operai con la crescente differenziazione dei salari e dei contratti, si
alleano coscientemente o non con i padroni, con i borghesi, col loro stato
di oppressione e sfruttamento. Questa è la tragica e concreta realtà, la cui
responsabilità cade sulle spalle di coloro i quali la negano o la nascondono.
Partito Comunista Internazionale
Sede: via Porta di Sotto n°43, Schio (VI) – è
aperta il sabato dalle ore 16.00 alle 19.00
14/11/2005 – Fotocopiato in proprio