PARTITO COMUNISTA  INTERNAZIONALE

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LA LOTTA DEGLI AUTOFERROTRAMVIERI COME VERO E PROPRIO ESEMPIO DI INTRANSIGENZA DI CLASSE

Dopo lo sciopero del 1° dicembre 2003, iniziato a Milano ma estesosi ad altre grandi città e definito “selvaggio” da tutta la canea giornalistica borghese di benpensanti e opportunisti politici, lunedì 12 gennaio 2004 gli autoferrotramvieri milanesi hanno nuovamente incrociato le braccia e si sono rifiutati di uscire con i mezzi dai depositi, pretendendo in questo modo la firma del contratto di lavoro scaduto da due anni e avanzando le richieste di un aumento di salario mensile di € 106 e del pagamento degli arretrati relativi al biennio 2002-03, per coprire il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria. Con tale iniziativa hanno di fatto rigettato l’intesa al ribasso raggiunta lo scorso 20 dicembre tra Governo, aziende e triade confederale (€ 81 di aumento e 970 di “una tantum”) facendo riaprire la trattativa. E così, sulla spinta della lotta e dopo due giorni di blocco della circolazione, il 14 gennaio i lavoratori dei trasporti sono riusciti ad ottenere quegli iniziali € 106 di aumento, assieme ad altri € 550 come anticipo sul premio di redditività e a copertura degli aumenti di tutto il 2004. 

Torniamo però alle modalità attraverso cui si è sviluppata la lotta. Il 1° dicembre lo sciopero era stato dichiarato “legittimamente” dalle segreterie della Filt-Cgil Fit-Cisl Uilt-Uil ma i lavoratori in blocco ne avevano a sorpresa anticipato l’inizio, non rispettando le fasce orarie di “garanzia” e uscendo in questa maniera dall’ingabbiamento a cui erano stati soggetti nel corso di questi ultimi anni a causa della regolamentazione degli scioperi sancita da leggi dello Stato con il benestare della triplice sindacale, e che aveva nel concreto neutralizzato l’arma dello sciopero. Lo sciopero intrapreso il 12 gennaio è stato invece effettuato all’improvviso, senza preavviso e senza l’autorizzazione dei vertici confederali, scavalcando così per la seconda volta i dirigenti sindacali, sempre pronti con le loro pratiche attendiste e traditrici a gettare acqua sul fuoco della rabbia e della protesta operaia.

E infatti le “pubbliche” reazioni a queste iniziative di lotta sono andate dalla condanna da parte dei capi sindacali per la violazione della “sacra” legge sulla regolamentazione dello sciopero, al livore dell’isterica stampa borghese che ha parlato di “azione clamorosa, devastante e irresponsabile; di necessità di isolare i promotori di questa lotta, etichettati come violenti, facinorosi, irrispettosi del diritto dei cittadini ai trasporti”. Tutti quelli che oggi parlano di “diritti violati dei cittadini” e che non hanno mai fiatato quando gli autoferrotranvieri non ricevevano quanto loro dovuto, non hanno speso naturalmente alcuna parola di critica contro coloro che non avevano rispettato il “diritto” dei lavoratori ad ottenere un nuovo contratto. Ma da che mondo è mondo, quando due “diritti” si contrappongono, quella che decide è sempre la forza. E la forza espressa dall’azione intransigente dei proletari dei trasporti pubblici si è dimostrata vincente nel costringere padronato e sindacati a riaprire precipitosamente la trattativa.

Proletari, compagni!

Come comunisti auspichiamo che questi scioperi siano l’inizio della ripresa di una tradizione di lotta che il sindacato in tutti questi anni ha cercato di sradicare dalle menti dei proletari: tradizione che ha come obiettivo centrale la difesa incondizionata ed esclusiva degli interessi e delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia.

Ma perché i lavoratori sono spinti a lottare in modo così determinato, infrangendo le leggi antisciopero dello Stato?

Il motivo di tanta determinazione non è legato ad un problema unicamente salariale, ma implica la salvaguardia della condizione operaia in generale, contro l’impoverimento crescente dei proletari, contro le pratiche dilatorie e suicide dei sindacati e contro la logica che vuole legare il salario ad una produttività bestiale che non tiene conto affatto dei ritmi naturali di esistenza. La lotta degli autoferrotramvieri mette in campo la condizione di tutti i proletari, i quali subiscono direttamente le gravi conseguenze materiali dell’acutizzarsi dell’attuale profonda e prolungata crisi economica mondiale, e che spinge la borghesia di qualsiasi paese, con il solerte aiuto dei sindacati integrati nello stato, a scaricare la diminuzione dei profitti sulla classe operaia, tagliando sui salari e sul sistema di tutele sociali.

Compagni, operai!

Gli autoferrotramvieri hanno saputo dimostrare che è possibile opporsi a questo attacco agli interessi e ai bisogni del proletariato solo con la lotta intransigente di classe. Essi hanno anticipato quelle che dovranno essere le azioni di lotta vincente che i proletari dovranno intraprendere per contrastare ogni futuro peggioramento delle proprie condizioni. Gli operai di qualsiasi zona e di qualsiasi categoria, senza distinzioni politiche, devono dare la loro solidarietà ai lavoratori dei trasporti pubblici. Ciò significa comprendere che i loro problemi sono quelli di tutti i proletari, che oggi tocca a loro ma che a breve saranno tutti toccati e torchiati.

Se in futuro ci saranno rappresaglie individuali, come vengono continuamente sollecitate da ministri, politici e garanti della democrazia, tutti i proletari dovranno mobilitarsi a sostegno dei fratelli di classe colpiti. In tal senso dobbiamo riappropriarci di un metodo di lotta classista, unica via per difenderci dagli attacchi del capitale, che si serva dell’arma dello sciopero improvviso, senza preavviso, senza limiti di tempo e senza alcuna divisione, cercando con forza ed unità di mantenerlo in atto nel corso di tutta la trattativa contrattuale o di qualsiasi altra vertenza, per esercitare così una costante pressione sulla controparte.

La cosa fondamentale che possiamo imparare dai padroni e dai suoi servi è l’unità, l’organizzazione e la centralizzazione che loro stessi ogni volta utilizzano per colpire le nostre condizioni e i nostri interessi immediati. Cerchiamo anche noi di lavorare per organizzarci e per affasciare in questo modo il maggior numero possibile di operai su obbiettivi comuni e unificanti, rivendicando:

  • Forti aumenti salariali, soprattutto per le categorie peggio retribuite.
§ Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

Ci vengono chiesti continuamente sacrifici per superare questa crisi economica di sovrapproduzione di merci in cui oggi si trova l’intera borghesia mondiale. Noi dobbiamo rispondere: BASTA CON I SACRIFICI! BASTA CON LA COLLABORAZIONE!

Se questa società del cosiddetto “benessere” non riesce più a garantire la nostra vita, che sia lotta aperta tra padronato e operai. La realtà ci dimostra sempre più che all’insanabile contrasto di interessi fra capitale e lavoro, ci si oppone solamente con la lotta centralizzata e organizzata, senza tenere minimamente in conto degli interessi dell’economia aziendale e nazionale.

 Partito Comunista Internazionale

  Sede: via Cristoforo Magrè n°105, Schio (VI) -  aperta il sabato dalle ore 16,00 alle ore 19,00

28/01/2004 – Fotocopiato in proprio nella  Sezione di Schio

 


     

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