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Elezioni politiche 2008
A L L A L A R G A D
A L L A F O G N A E L E T T O R A L E !
Proletari!
Come al solito, in queste settimane di incessante campagna elettorale si
sta alzando verso di voi un nauseante coro di voci che, dichiarandosi
ipocritamente mosse dal proposito di migliorare le vostre condizioni di vita
sempre più misere ed incerte, richiedono il vostro voto per la conquista
di un seggio in parlamento e già vi anticipano illusorie promesse che non
possono che scontrarsi con la durissima realtà che giornalmente vivete. Una
realtà fatta di salari da fame che non vi fanno arrivare alla fine del
mese, a cui si aggiungono
l’incremento della precarietà e della
flessibilità, l’aumento dei ritmi e degli orari lavorativi, lo stillicidio degli
omicidi sul lavoro e delle malattie “professionali”, la scure delle
delocalizzazioni e dei conseguenti licenziamenti, l’insicurezza crescente legata
alle liquidazioni investite in borsa e alle pensioni irrisorie, i tagli
spregiudicati alla sanità, alla scuola e allo stato sociale.
Dovete, dunque, diffidare di tutto quello che vi si dice e vi si promette
in questo ennesimo momento di sbornia
elettorale: la più che decennale
esperienza dovrebbe ormai avervi dimostrato come in parlamento i deputati che
pur continuano ad essere eletti coi vostri voti si dimentichino completamente di
voi, dei vostri interessi di salariati e soprattutto del costante peggioramento
delle vostre condizioni di vita e di lavoro. Il
vomito
dovrebbe oramai essere il sintomo meno preoccupante dello
schifo per il
mulino di chiacchere
del parlamento, per il gioco di
marionette e pupazzi che sono le
elezioni e per il cretinismo
dilagante che fa convinti, parlamentari e aspiranti tali, che tutto il mondo, la
sua storia e il suo avvenire, siano retti e determinati dalla maggioranza dei
voti di camera e senato. Negate, allora, proprio il vostro appoggio a chiunque
di questi disonorevoli signori della
democrazia, veri complici dei padroni
e di tutti i parassiti che in questa società dell’immondo mercato vi sfruttano e
campano sulla vostra pelle. Non permettete inoltre ad alcuno di parlare in
vostro nome e di denominarsi tanto meno, se eletto, vostro rappresentante (come
pretenderebbero di fare, specialmente, i sinistri “difensori dei ceti deboli”
delle varie sinistre arcobaleno o arlecchino).
Nessun candidato, nessun partito ha infatti oggi e più che mai il diritto
di dirsi rappresentante o difensore della vostra classe e dei vostri interessi:
né quel PDL che al capo-azienda Berlusconi lega i sottomarescialli Fini e Bossi
nella difesa della medio-piccola borghesia esosa, fatta di padroncini,
artigiani, bottegai, liberi professionisti del furto, ed atterrita dagli
stranieri e dalle minacciose e frequenti crisi economiche ammazza mezze classi;
né quell’UDC del particolaio Casini, il cui programma e i cui medioevali “valori
cristiani” non possono che puzzare a lunghissima distanza di sacrestia vaticana;
né quel PD nato dal degno matrimonio tra gli ex del “compromesso storico” (ex
“comunisti” stalinisti ed ex democristiani) e che lo spaghetti-Obama Veltroni ha
definito il “partito del lavoro”, al cui interno nel loro corporativo abbraccio
trionfano il capitale (con i capitalisti Calearo e Colaninno) e il lavoro (con i
candidati precari e l’operaio sopravvissuto della Thyssen-Krupp), convivendo e
collaborando stupendamente per il Bene e i Profitti del Paese; e neppure quella
carnevalesca Sinistra Arcobaleno del non-violento e salottiero Bertinotti, che a
parole rivendica la “lotta di classe” e che poi nei fatti, con il servile
appoggio ministeriale e istituzionale dato al governo Prodi come esempio,
sottoscrive impudentemente ogni riforma contro i lavoratori a beneficio
dell’economia nazionale ed ogni spesa od iniziativa militare a favore dello
Stato italiano e della sua politica estera.
A quale di questi clown da circo della truffa vi è chiesto di dare
la vostra “utile” preferenza,
il vostro “pesante” ed individuale
voto, il vostro “diritto” di
cittadini-lavoratori che, però, non contempla
la forza della lotta
ma la sterile e spuntatissima “arma”
della matita? A quanti altri
paurosamente patetici e pietosi spettacoli elettorali dovrete assistere e
prender parte per vedere “migliorate”, o magari “risolte” (!?), le vostre pene
di vita e di lavoro di salariati illusi e ingannati dai
televenditori
di voti, di “ricchezza” e di “benessere”?
Proletari!
Se, come è alla luce della cruda realtà, vi ritenete sfruttati ed oppressi
dalle vostre stesse condizioni di vita e di lavoro in cui giornalmente vi
trovate, e se volete fare un primo ma importante e deciso passo per iniziare a
lottare contro un sistema politico ed economico che vi vuole
maggioranza silenziosa e pecorina,
a testa bassa nella segretezza del seggio per immolarvi ancora una volta al
sacro voto democratico, dimostrate di volere e di sapere fare da voi:
A S T E
N E T E V I
perciò dal partecipare alle sterili “lotte” elettorali e riprendete invece
assieme la via della vera ed esclusiva lotta per i vostri interessi di classe
immediati, perché è soltanto con la vostra
AZIONE DIRETTA
che vi sarà possibile iniziare ad ottenere ciò che vanamente vi aspettate
dall’azione parlamentare e democratica.
Cominciate col rivendicare forti
aumenti salariali (maggiori per le
categorie di lavoratori peggio pagati), tornando ad utilizzare in modo incisivo
e senza compromessi l’arma dello
sciopero improvviso e ad oltranza,
senza divisioni di sorta (di fabbrica, di categoria, di contratto, di
territorio, di sesso e razza, di convinzioni politiche e religiose),
organizzandovi autonomamente e unendovi nella lotta
per obbiettivi comuni ed esclusivi
(oltre ad un forte aumento salariale, richiedete
la riduzione dell’orario di lavoro
respingendo l’imposizione degli straordinari, e reclamate
maggiore sicurezza e salute nei luoghi di lavoro).
Rifiuterete in questa maniera le iniziative e le proposte di sindacalisti
venduti e di politicanti furfanti, che finora vi hanno illuso di migliorare la
vostra situazione economica di vita con artificiosi cunei fiscali e detassazioni
(sempre e comunque a stragrande favore delle aziende e dei loro padroni!) e con
“memorabili lotte” all’evasione fiscale (…che dovrebbero magicamente
ridistribuire ai più deboli la ricchezza riottenuta vittoriosamente dal
Fisco!?).
Oggi, che la crisi capitalistica è tornata a premere più che mai con i suoi
venti di recessione,
coinvolgendo non solo l’alta finanza ma la stessa produzione reale (a partire
dall’ex locomotiva Usa), con l’inflazione e il costo della vita che crescono
vertiginosamente, tutti questi ben pagati difensori della democrazia borghese,
della pace sociale e dell’economia di mercato vi agitano dinnanzi agli occhi,
neanche ve ne foste accorti, lo
spauracchio dei “bassi salari e del calo del potere d’acquisto”,
mendicando il vostro “prezioso” voto o, comunque, auspicando la vostra massiccia
partecipazione popolare alla cuccagna elettorale nazionale, e proponendovi
unanimamente la soluzione del predetto problema. Quale, allora, la soluzione
della questione salariale condivisa dalla stragrande maggioranza dei politicanti
nei loro programmi elettorali e dei “tecnici dello sfruttamento” (da Draghi a
Montezemolo-Marcegaglia, fino ai tre capi bonzi di Cgil-Cisl-Uil) per fare
ripartire nuovamente la crescita economica e i consumi delle famiglie?
Bisogna detassare
ulteriormente il costo del lavoro per le imprese (ancora? Ma non lo aveva già
fatto Prodi?), bisogna “valorizzare e premiare il talento e il merito” e,
soprattutto, bisogna agganciare gli aumenti salariali all’aumento della
produttività aziendale…Che, fuori dai denti, significa
far pagare ancora
meno tasse ai padroni
a scapito del finanziamento dello stato sociale e dei servizi pubblici (meno
sanità, meno pensioni, meno scuola, meno sostegno ai licenziati, ecc., a favore
della cosiddetta “collettività”!), significa rendere onore alla
meritocrazia borghese
dei ruffiani e dei crumiri
e, soprattutto per vostra diretta esperienza di operai, aumentare la
produttività significa dare il via libera all’aumento dei ritmi di lavoro
per la stessa unità di tempo, cioè all’aumento del vostro sfruttamento,
all’aumento dello stress lavorativo, all’aumento inevitabile degli
infortuni sul lavoro, e tutto quanto a questa intensificazione si
accompagna. Chiamiamola pure definitiva legalizzazione del lavoro e
del salario a cottimo, e accrescimento ulteriore dei profitti aziendali… E i
padroni, ancora una volta, sentitamente ringraziano!
Proletari, compagni!
Quale differenza
ha rappresentato per le nostre condizioni di vita e di lavoro il cambio di una
coalizione con l’altra, e cosa possiamo attenderci dal nuovo cambio di questo
spudorato “personale di servizio”, al servizio, appunto, del capitalismo
italiano e dei suoi profitti? Come sosteneva Lenin: “la repubblica
democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo, e il
capitale, dopo essersi impadronito di questo involucro, fonda il suo potere in
modo talmente saldo, talmente sicuro, che nessun cambiamento, né di persone, né
di istituzioni, né di partiti nell’ambito della democrazia borghese può
scuoterlo”. Oggi, i mercanti dell’urna ritornano di nuovo alla carica con
ingannevoli promesse, pur che noi continuiamo a pagare tutte le spese del
loro grasso mantenimento. Tanto, un misero voto ti chiedono, ed il gioco
continua.
E non crediamo a
quelli che ci vogliono irretire promettendoci “una democrazia più giusta”, più
vera, più rispettosa della Costituzione: quella che abbiamo davanti agli
occhi è la democrazia, non ne esiste un’altra, è la farsa della uguaglianza
giuridica contro la realtà della più profonda disuguaglianza sociale.
Il nostro
astensionismo di classe, che vi esortiamo a far vostro, non va assolutamente
confuso con l’astensionismo di coloro che non votano per semplice qualunquismo
ed indifferentismo o per spirito “antipolitico”, reclamando più “democrazia dal
basso” o più “onestà e moralità” da parte dei signori delle due camere (i vari
Craxi e Mastella ci sono sempre stati e hanno sempre servito come utili capri
espiatori per la salvezza di tutto l’affaristico sistema democratico). Sappiamo
che questo è solo un piccolo passo, anche se netto e deciso, contro questa
società dove tutto è merce e, quindi, dove proprio tutto è sottoposto alla legge
del profitto. Ma per ora questa è l’unica scelta anticapitalista e
antidemocratica che politicamente ci è possibile, fintanto che non ci sarà
una generale ripresa della lotta della classe operaia sul terreno economico
immediato.
Voltiamo,
allora, le terga a tutti i sicofanti prezzolati di questo inumano modo di
produzione, torniamo a lottare orgogliosamente con i nostri compagni di lavoro e
con i nostri metodi di lotta per difendere le nostre condizioni d’esistenza
in quanto proletari, senza cedere ai ricatti della “difesa
dell’economia nazionale”, della difesa dello stato democratico, schifando
borghesi ed imborghesiti di destra e di sinistra. Torniamo ad innalzare la
bandiera del proletariato cosciente: Rosso contro tricolore!
Come comunisti e come proletari stiamo al nostro posto e dalla nostra parte:
ALLA LARGA DALLA FOGNA ELETTORALE!
Partito Comunista Internazionale
Sede: via Porta di Sotto n.43, Schio
(VI) – aperta il sabato dalle ore 16.00 alle 19.00
31/03/2008 – Fotocopiato in proprio
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