PARTITO COMUNISTA  INTERNAZIONALE

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“NO DAL MOLIN”: PACIFISMO E DEMOCRAZIA AL SERVIZIO DEL CAPITALISMO

 Proletari!

La vicenda della mobilitazione popolare contro la concessione dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza agli USA giunge, probabilmente, con questa seconda manifestazione di piazza al suo capitolo finale. La protesta appare infatti destinata ormai a sgonfiarsi a breve scadenza, considerati quelli che sono i limiti effettivi del movimento o, meglio, dei variopinti movimenti che convivono all’interno del “contenitore” denominato “No Dal Molin”. Limiti che dipendono in primo luogo dall’assoluta mancanza di una visione globale della strategia dell’imperialismo americano ed europeo, di cui l’espansione delle strutture militari e logistiche ne è l’espressione, in vista ovviamente del prossimo e oramai vicino terzo conflitto mondiale tra le principali potenze capitalistiche.

Anche gli sparuti tentativi di una piccola minoranza del movimento di inquadrare la questione “Dal Molin” all’interno della politica imperialista americana e delle sue “alleanze” che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha disseminato di basi militari tutto il mondo, sono stati ben presto fatti cadere nel dimenticatoio a causa del diffuso individualismo piccolo-borghese presente nei “comitati No Dal Molin”, ed esclusivamente preoccupato di bloccare un progetto ritenuto insostenibile a livello ambientale per la città. Se in queste ultime settimane si è giocata la carta del “rilancio” del movimento, lo si è fatto quindi sulla base di una critica sempre più flebile e superficiale delle molteplici manifestazioni del dominio del capitale, “che se ne infischia della sicurezza dei cittadini o della salvaguardia del territorio ed anche delle politiche ambientali locali”. Una critica fondata non più sull’avversione e sull’insofferenza verso il militarismo in quanto tale, ma verso la sola devastazione dell’ambiente che esso produce. Da un sedicente “antimilitarismo” che altro non era, in realtà, che pacifismo di stampo borghese ed umanitario si è passati così all’ambientalismo nudo e crudo, nel sacro rispetto naturalmente della democrazia partecipativa, della pace sociale e dell’ordine costituito, solidi pilastri di ogni stato capitalista.

La totale mancanza di un’analisi marxista di classe ha impedito di svelare cosa implicano gli accordi Italia-USA, che sono spiegabili con il consueto moto pendolare della borghesia italiana oscillante tra i principali imperialismi rivali e, quindi, nell’opportunismo che la caratterizza per vocazione storica e tradizione consolidata. Per quanto riguarda l’accresciuta presenza militare americana in Italia, essa dipende dall’aggressività crescente del ferito imperialismo yankee, messo sempre più alle corde non solo dalla concorrenza degli altri maggiori capitalismi (Cina, UE, Russia, Giappone, ecc.), ma anche dall’acutizzarsi della crisi economica internazionale. In difetto di qualsiasi analisi sulla politica imperialistica americana ed europea non può sorgere nessuna piattaforma politica, anche minima, che meriti di chiamarsi antimperialista ed antimilitarista, né, tantomeno, un’organizzazione conseguente. E’ proprio perciò che il movimento sorto un anno or sono era destinato a naufragare fatalmente nel pantano non soltanto del pacifismo ad oltranza, ma anche dell’ecologismo localista, del legalitarismo e del conformismo sociale.

Proletari!

Qual’è l’anima che infine ha prevalso all’interno del “No Dal Molin”? Quella che caratterizza la cosiddetta “ala dialogante” del movimento e che oggi ha promosso la solita sagra paesana che esclude la lotta e si affida a innocue iniziative carnevalesche; quella che, come ha rilevato con malcelato compiacimento il “Giornale di Vicenza”, “ha cercato e cercherà di imporre il referendum, che persegue le vie legali come i ricorsi al Tar per ottenere informazioni, documenti, notizie sull’iter del Dal Molin”, quella incarnata dal Coordinamento dei comitati cittadini con la Cgil vicentina, l’Arci, la Rete Lilliput, i Beati Costruttori di Pace, il Comitato più democrazia e partecipazione”. Che su questa piattaforma cattolico-legalitaria, ecumenico-conformista ed ambientalista si siano appiattiti anche i rappresentanti della “sinistra radicale” e soprattutto Rifondazione “comunista” ed i loro amici no global, allineandosi al vertice col governo (insostenibilità territoriale di questo tipo di insediamenti ed infrastrutture), non ci può certo stupire, dato che siamo ben consapevoli di aver a che fare con dei devoti di San Palmiro Togliatti, l’arciprete del dialogo tra sedicenti “comunisti” e cattolici e, quindi, il padre putativo di tutti i “dialoganti”.

Tutto ciò deve essere di monito per tutti i proletari ogni qual volta questi loschi figuri si presenteranno nelle fabbriche e nelle piazze con la posa dei “lottatori”. Che se ne ricordino, e che finalmente li spediscano a “dialogare” coi “beati costruttori di pace” a calci in culo!

Per il momento ci limitiamo a prendere buona nota del fatto che questi mascalzoni travestiti da “comunisti” hanno giocato un ruolo di primo piano nel progressivo svilimento di un movimento alla cui base c’era comunque l’aspettativa riformistica di sensibilizzare il nuovo governo di centro-sinistra affinché bloccasse la costruzione della base, intrappolandolo nel gioco sporco delle mani legate e del rimbalzo della palla da parte del governo Prodi. Governo in carica che diceva e dice che bisogna dare corso agli impegni intrapresi dal precedente esecutivo targato Berlusconi, nascondendo così il fatto che la decisione era già maturata nel 1999 ai tempi della guerra nei Balcani, quando il governo socialdemocratico del sinistro D’alema intervenne nel conflitto al fianco degli americani. Del resto storicamente il pacifismo è sempre diventato guerrafondaio nel momento decisivo, quando è d’obbligo indossare la maschera ipocrita dei preparatori di guerra ed “usare la forza per salvare i più deboli”.      

Proletari!

Già nel Febbraio scorso noi comunisti internazionalisti vi avevamo esortato a disertare il multiforme e variopinto movimento di protesta che si è levato contro la concessione del “Dal Molin” agli americani, e questa indicazione trova piena conferma nel successivo cammino che proprio questo movimento popolare e interclassista ha compiuto nella direzione opposta alla difesa dei vostri esclusivi interessi di classe. Interessi di una classe operaia che oggi appare così lontana da una ripresa della lotta intransigente e autonoma, tanto è in balìa dello sfruttamento capitalistico, tanto è asservita alle esigenze del padronato, tanto è controllata e imbrigliata dai pompieri dei sindacati tricolore, tanto è narcotizzata dall’illusione democratica e dalla trappola elettorale del voto. Basti pensare a cosa sta sempre più subendo senza riuscire purtroppo ad opporre la minima reazione: dai salari da fame al propagarsi della precarietà, dall’aumento dei ritmi di lavoro all’estensione dell’orario lavorativo, dai licenziamenti alle diffuse delocalizzazioni, dai tagli allo stato sociale agli inesauribili omicidi sul lavoro.

Ma il difficile cammino che comunque vi indichiamo parte dalla riconquista della capacità di lottare per migliori condizioni di vita e di lavoro, riappropriandosi dell’arma dello sciopero improvviso, senza limiti di tempo e senza divisioni (di categoria, contratto, sesso, razza, credo politico e religioso), perseguendo l’unità e l’organizzazione dei lavoratori sulla base di obbiettivi e rivendicazioni comuni (forti aumenti salariali, riduzione dell’orario lavorativo, migliori condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), fuori da ogni compatibilità con i “superiori” interessi nazionali (economia, democrazia e Costituzione, lotta al terrorismo, guerra umanitaria, ecc.).

Un cammino che partendo dunque dalla lotta economica di difesa degli interessi immediati della classe proletaria, giunga alla lotta politica contro la guerra capitalista, contro il militarismo nazionalistico, per il disfattismo contro le imprese militari della “nostra” borghesia indipendentemente dalle alleanze e dagli schieramenti a cui essa provvisoriamente si lega. Pervenendo infine anche alla possibilità di riuscire ad organizzare lo sciopero generale contro la guerra e contro qualsiasi missione bellica intrapresa dallo Stato.

Capitalismo e pace sono incompatibili!

Contro la guerra tra Stati, non pacifismo ipocrita e imbelle, ma guerra di classe!

Contro l’antiamericanismo nazionalista!

Contro l’ecologismo e il localismo piccolo-borghese!

Per la difesa intransigente delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato!

Per la rinascita dell’antimilitarismo proletario!

Il nemico principale dei proletari italiani ed europei è il militarismo italiano ed europeo!

 

 Partito Comunista Internazionale

Sede (aperta il sabato dalle ore 16.00 alle 19.00): via Porta di Sotto n°43, Schio (VI)

12/12/2007 – Fotocopiato in proprio

Supplemento alla Rivista “Sul filo rosso del tempo” numero unico del dicembre 2007

 

                                       


 

 

 

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