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IL MARXISMO DI FRONTE A CHIESA E STATO (VI)
IERI
Chiesa e Stato. Vecchia questione che
soprattutto negli affari politici italiani ritorna ad ogni momento innanzi.
Secondo il pensiero liberale borghese la
religione non dovrebbe essere un affare politico, lo Stato democratico dovrebbe
consentire tutte le opinioni religiose e trattare alla stessa stregua i
cittadini di qualunque credenza. Ma dalla religione come fatto ideologico si
passa al culto, fatto di atti collettivi e pubblici, e alla Chiesa,
organizzazione associativa con solide gerarchie ed ingranaggi, con una sua forte
tradizione e stretta disciplina. Questo organismo dichiara apertamente di
occuparsi non solo della fede e della preghiera, ma del comportamento e delle
azioni degli uomini, le giudica, le vieta e le approva, e non è possibile
distinguere tra azione e comportamento singolo e collettivo, privato e pubblico.
Questa formula utopistica dello Stato neutro in
fatto di fede religiosa e della Chiesa neutra in fatti di politica interna ed
internazionale, contraddetta in modo stridente da secoli di storia di ogni
nazione, non ha mai potuto soddisfare la stessa borghesia. Tutti sanno che per
giungere al potere questa dovette debellare l'aperta resistenza dell'apparato
ecclesiastico che nel medioevo rivendicava il diritto di distribuire le cariche
politiche, investire ed incoronare re e imperatori. La lotta per la rivoluzione
liberale fu soprattutto una lotta contro le chiese, e fino a che queste si
mostrarono intransigenti, anche una lotta contro lo stesso principio religioso.
I liberali nacquero atei, poi man mano che la classe da loro rappresentata
diveniva stabile al potere e conformista, ammisero la religione, ma conservarono
più o meno a lungo l'originario anticlericalismo, in ispecie nei paesi
cattolici, soprattutto in Italia.
Qui la Chiesa non solo, come ovunque, voleva
interferire nelle cose di Stato, ma essa stessa era uno Stato e governava il
territorio romano. La lunga lotta per toglierle il potere temporale voleva
essere dal liberalismo italiano conclusa nelle formule della libera Chiesa in
libero Stato, della religione cattolica religione dello Stato, nella tolleranza
di ogni altro culto. Per lungo tempo il Vaticano rifiutò i termini del
compromesso.
La posizione del proletariato e della sua
teoria, il marxismo, è in materia assai chiara. Ponendo nella economia e nei
fatti sociali la base delle lotte politiche e delle ideologie che ne sono il
riflesso, la religione veniva appieno considerata come un fatto politico e una
ideologia parimenti derivata dalla base sociale, le varie chiese trattate come
organizzazioni politiche e di più con funzioni sempre solidali alle resistenze
delle classi dominanti, anche nei periodi storici in cui i riflessi delle
ribellioni sociali ebbero a prendere il profilo di scismi religiosi come
potrebbe dirsi per lo stesso nascere del cristianesimo e per il movimento della
Riforma.
A parte la critica teorica di ogni
interpretazione religiosa della natura (che già il pensiero borghese aveva
tentata) e dei rapporti sociali e storici, il socialismo ravvisò ovunque nella
religione e nella Chiesa forze che nella lotta contro la borghesia sarebbero
state direttamente ed integralmente con essa.
Tuttavia le sopravvivenze dell'anticlericalismo
borghese a tipo massonico in molti paesi ed in Italia in special modo furono
sovente valutate in modo erroneo con la tattica delle alleanze bloccarde,
scambiandosi il processo di conversione delle più potenti forze del capitalismo
dalla lotta contro la Chiesa alla alleanza con questa, con una illusoria lotta
di una più avanzata borghesia anticlericale contro strati retrogradi e
reazionari, mentre la tendenza politica più reazionaria che da decenni sia in
circolazione è per l'appunto, alla luce della vera critica marxista, il
superatissimo e decrepito liberalismo massoneggiante.
Tale equivoco e la rovinosa nostalgia di una
lotta democratica e bloccarda dilagarono ancora quando anche in Italia si attuò
la pace tra il moderno capitalismo e l'organizzazione religiosa, coi Patti
Lateranensi di Mussolini.
OGGI
Che si trattasse di un definitivo
riavvicinamento tra le due parallele forze politiche dello Stato capitalistico e
della Chiesa, è reso evidente dal fatto che nessuno dei partiti che hanno
avversato il fascismo e gli sono succeduti nel potere, ha proposto o propone di
cessare questa conciliazione.
Il processo che vi ha condotto cominciò sotto
Giolitti con l'intervento dei cattolici nella lotta politica per fronteggiare il
socialismo rivoluzionario, si svolse col sorgere del Partito Popolare che
collaborò all'inizio con lo stesso fascismo di cui nessuno prendeva sul serio
certe pose antipretesche e qualche ricinatura anche di preti considerati
neutralisti, ossia (vedi caso) nemici di quelle potenze occidentali contro cui
il fascismo andò poi in crociata... Il processo di conciliazione di cui parliamo
si è perfezionato dopo il ventennio e la guerra con la formazione della
Democrazia Cristiana, riconosciuta magna pars di quella gran fesseria
che si chiama la Resistenza, accettata come alleata sindacale e governativa dai
sedicenti comunisti e socialisti nostrali e finalmente insediata ad un potere
quasi esclusivo.
Quale indegno guazzabuglio sia il concorrere di
tutte le ideologie bancarottesche proprie della miseranda borghesia italiana lo
dimostra che in questo governo, graditissimo al Vaticano già tanto bombardato da
retorici cannoni, sono tuttavia partiti direttamente figliati dai blocchi
massoni come liberali, repubblicani mazziniani e socialisti destrissimi. Gran
ridere quindi perché nello stesso giorno il capo cattolico del governo ha
visitato il papa per celebrare la ricorrenza della pacificazione mussoliniana, e
intanto si festeggiava anche il centenario della borghesissima sì, ma data la
situazione dei tempi radicalissima repubblica romana, che defenestrò dall'Urbe
Chiesa e Stato papale ad un tempo (e sì che Pio nono aveva già giocata la carta
liberale e costituzionale!). Il papa è papa e re, dessi aborrire per tre! -
declamava il borghese italiano, il più sgonfione borghese della storia, e
tuttavia levava le mani sacrileghe sulla sacra persona, mentre dopo cento anni
di un glorioso ciclo, salvato coi fasti partigiani logge e sacrestie, fonda il
capolavoro della repubblica (tutta romana) vaticankremlinquirinalesca, erede
legittima della storica soluzione data dal fascismo alla annosa questione tra
Stato e Chiesa.
Perché gli ultimi a potersi indignare e
meravigliare del vaticanesco idillio sono gli stalinisti. Essi sono indignati di
una sola cosa, dal restare fuori dal potere; arrabbiati solo del fatto che ad
andare a baciare la pantofola non sono stati loro ma il fortunato concorrente
elettorale. Non solo essi, se conquistassero il potere legale dello Stato
borghese in Italia non cambierebbero politica ecclesiastica e religiosa, ma
sarebbero anche pronti ad accettare posti in un governo di collaborazione coi
cattolici, come postulano ad ogni momento.
Ed anche in quei paesi in cui per contingenti
rapporti lottano politicamente con le forze delle chiese, la loro connaturata
libidine di inversione dei principii li conduce a sostenere nella polemica che
sono pronti ad ammettere la libertà religiosa per una Chiesa che non faccia
politica e che non combattono il clero come un necessario alleato del
capitalismo. Di più, giungerebbero fino a fabbricarsi una religione e una Chiesa
che facciano la politica loro.
L'imbroglio si spiega col fatto che sono alleati
del capitalismo essi stessi.
Da "Battaglia Comunista", n. 7 del 16-23
febbraio 1949.
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